HAI IL GENE DEL VIAGGIATORE?

Avete mai sentito parlare del gene del viaggiatore?

Ricerche antropologiche e genetiche hanno provato a verificare se la variante del gene DRD4-7r, che codifica per – cioè porta le informazioni per la produzione di – un recettore per la dopamina, porti l’uomo ad uno stato di irrequietezza che lo spinge a viaggiare.
La dopamina è un ormone che regola il senso di soddisfazione e di ricompensa ed è coinvolto anche nell’apprendimento.

Le testate giornalistiche e i blog hanno subito cavalcato la notizia senza comprenderla fino in fondo, definendo questa variante di gene “Il Gene del Viaggiatore”.

Ma le cose stanno veramente così?
Può un solo gene determinare se una persona è un viaggiatore o un turista, proprio come scrive Gio in questo post?

Se vuoi scoprire da cosa nasce questa tua voglia irrefrenabile di evadere lascia che ti porti indietro nel tempo, così lontano da scontrarci faccia a faccia con i nostri progenitori.

D’altronde anche questo è un viaggio. Un quesito, una necessità, un bisogno di sapere per cui occorre lanciare il pensiero un po' più in là e muovere tutti noi stessi verso lidi lontani ed esotici.

Siamo circa 200.000 anni fa, anno più anno meno.
Qualcosa deve essere andato storto: l’Uomo di Neanderthal se ne sta tranquillo in Europa, l’Homo sapiens invece comincia la sua espansione verso tutti i continenti. Cosa sta accandendo? Perché L’Homo sapiens decide di spostarsi? Cosa glielo fa fare?

L’Homo sapiens, dicono gli studiosi, era un ometto riflessivo, a tratti filosofico, attaccato alla famiglia e amante del gardening. E viveva in Africa.

L’Homo di Neanderthal invece viveva in Europa, era impulsivo, direi un filo instabile, propenso a deficit di attenzione, viveva un pò alla giornata. Era quel tipo lì, quello da una botta e via, quello bello e tenebroso, eternamente tormentato, quello che si annoia facilmente e che non riesce a stare fermo. Era anche intollerante al lattosio cosa che lo doveva rendere particolarmente irritabile. Gli piaceva la musica, ecco… immaginatelo come una rock star piena di peli.

Studi rivelano che l’Homo di Neanderthal possedeva proprio la variante di gene DRD4-7r, cioè il gene del viaggiatore.

La mutazione del gene, rispetto all’Homo sapiens, rende l’Homo di Neanderthal un individuo più difficile ma anche più curioso. Non si soddisfa facilmente, proprio per questa mutazione, non sente quel senso di appagamento che ha l’Homo sapiens quando guarda le sue piantine crescere. Proprio no, lui fermo a coltivare qualcosa non ci sa stare. Si sposta, conquista popolazioni di Neanderthal come lui ma poi, dopo aver violentato tutte quelle della nuova tribù eccolo di nuovo con il broncio a battere i piedi e a sospirare: “Che senso ha questa vita?”.

Intanto l’Homo sapiens, immerso nella sua mindfullnes, cerca ci creare circoli culturali, delle proloco, molti di loro sono vegetariani un pò hippy che vivono in piccole comunità.

Abbiamo delineato due profili così diversi che verrebbe subito da dire che l’Homo di Neanderthal con quel gene fosse il moderno travel-blogger. Si, con quel suo senso di irrequietezza, quella sua spavalderia che gli fa perdere decisioni ad altro rischio come io scelgo tra lo yogurt al cocco e quello alla vaniglia. Si, me lo immagino già con il suo backpacker fatto di pelle di mammut a guardare l’orizzonte e sentire dentro quel senso di vuoto.

Eppure, se guardi l’immagine che segue ti accorgerai che è proprio l’Homo Sapiens, quello calmo che fa mindfullness e dice “less is more”, a colonizzare tuuuutto il pianeta!

Come mai?

Perché si parte ogni volta che siamo costretti a cercare risposte altrove.

Circa 30.000 anni fa qualcosa relativo al clima o alla situazione geografica deve essere cambiato in modo importante, questo ha spinto l’Homo sapiens a viaggiare, a spostarsi un pò più in là per salvarsi. Forse terremoti forti muovevano la terra, forse il clima diventava sempre più arido e il Sahara avanzava. Non si sa con certezza ma si sa che qualcosa deve aver smosso carovane di nostri antenati versi nuovi orizzonti.

Per l’Homo sapiens non deve essere stata una passeggiata. Soprattuto quando ha incontrato l’Homo di Neanderthal con quel caratteraccio. Eppure, qualche adolescente in preda a tempeste ormonali ci deve aver dato dentro e alcuni geni dell’Homo di Neanderthal sono arrivati fino a noi.

Si, ognuno di noi ha al massimo un 4% di geni dell’Homo di Neanderthal (sei intollerante al lattosio? Ora sai di chi è la colpa?). Potresti essere anche in quel 20 % della popolazione mondiale ad avere il famoso gene DRD4-7r.

Eppure l’Homo Sapiens, anche senza questo gene, si è spostato e grazie a questo passo ha messo piede in tutto il mondo, sopravvivendo fino al XXI secolo.
In 200.000 anni, partendo dall’Africa ha scoperto, l’Europa, l’Asia, l’America e perfino la Polinesia (si, proprio quella dove non potrò mai andare perché troppo cara), ha messo piede sulla luna e ora ce sta’ a prova pure con Marte!

Bene se non fai parte di quel 20 % che possiede questo gene forse non sentirai un bisogno innato di muoverti dal divano. Ma la necessità di vedere oltre ciò che circonda può fornirci gli strumenti per vivere in questo mondo costantemente in movimento. Dopo tutto all’Homo Sapiens non è andata così male.

Quindi un viaggio vero si affronta solo se c’è un motivo vero, se c’è una necessità , se ci interessa vedere cosa c’è oltre l’oceano. Per tutto il resto ci sono i pacchetti turistici, i resort e gli all inclusive (per i più temerari c’è anche il divano di casa con l’abbonamento a Netflix)

Potremmo volerlo fare per milioni di motivi questo viaggio, per avere qualcosa da raccontare durante le cene noiose, per sentirci più forti, per imparare cose nuove, per conoscere culture differenti, per … potrei continuare all’infinito.
Perché la vera morale che ci insegna questo lungo viaggio durato 700.000 anni è che ci si deve muovere per vivere!

Quindi la vera domanda è: sei pronto ad evolverti?

[L’Homo di Neanderthal sembra essersi estinto a causa di malattie trasmette dall’Homo sapiens, il che sfaterebbe il mito che viaggiare è rischioso mentre starete a casa propria è sicuro, ma a me piace pensare che quel suo carattere troppo esuberante non gli abbia permesso di prendere decisioni di gruppo in grado di portarlo alla salvaguardia della specie, un po’ come stanno facendo alcuni politici durante i summit mondiali]

Per approfondire l’argomento leggi questo interessante articolo del National Geographic sui geni irrequieti.

COSA METTERE NELLO ZAINO PER IL TUO VIAGGIO PIÙ LUNGO

Ogni anno la stessa storia; passo un intero pomeriggio a progettare il contenuto della mia valigia, usando il letto come vetrina di tuuutto quello di cui proprio non posso fare a meno e mi ritrovo a dover scegliere tra cinque vestitini, tre sandali infradito, dieci libri, una collezione di creme solari e maglioncini neanche dovessi star via anni interi.

[Soundtrack per entrare nel mood vacanza qui]

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Forse occorre fare un passo indietro per raccontarti che, da qualche anno, le mie vacanze estive sono piccole avventure a bordo di una Vespa nera e hanno sempre destinazione mare – il che rende il tutto più semplice, ma come puoi immaginare il momento di riempire lo zaino è sempre traumatico: un mezzo di trasporto per due persone con relativa attrezzatura da viaggio, un portapacchi frontale e un piccolo bauletto sul retro. Puoi immaginare come lo spazio da dedicare al bagaglio sia veramente poco, eppure riesco sempre a tornare con alcune cose inutilizzate che mi fanno puntualmente dire – ecco, come sempre ho esagerato!

Ricordo benissimo la magia del primo tour in Sardegna nel 2012 (dirti che è stato meraviglioso è superfluo, vero?) quando sono partita dicendomi che avrei comprato tutto là – ma tutto cosa? – sentendomi libera da zavorre invisibili, quasi coraggiosa nel fare a meno di quelle zeppe che proprio non ci stavano. O il timore di prendersi l’acqua in viaggio, girare spiagge deserte senza ombrellone, e se arriva una mail urgente e non riesco a lavorare dal telefono?

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Oggi trovo che avere una limitazione in fatto di peso e ingombro sia un’ottima scusa per riflettere su cosa sia davvero utile e cosa, invece, può essere lasciato tranquillamente a casa, senza problemi. La vita, una volta sulla strada, diventa improvvisamente più semplice e flessibile: ti godi il momento, fai asciugare i capelli al naturale, provi tutti i giorni un campioncino diverso, non perdi le ore ad abbinare quel pantaloncino fucsia che boh, ti porti dietro lo smartphone e te ne dimentichi.

Fare lo zaino richiede una certa organizzazione e, come dicevo, ti porta a valutare il peso e l’utilità di quello che stai infilando. Non è mia intenzione dilungarmi sulle modalità di incastro, né sul suo effettivo contenuto, quanto piuttosto sul fatto di utilizzare il bagaglio come giudice imparziale di quello che ci entra. Davvero mi è utile portare la pochette di marca, o tutto l’ultimo ordine fatto su Amazon Books o gli orecchini che mi sono regalata al compleanno? Filtri inconsci che spariscono nell’essere costretti a scegliere solo l’essenziale.  

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Arrivo finalmente al sodo di questo articolo facendoti riflettere su quello zaino immaginario che ci portiamo dietro quotidianamente e che non sempre riempiamo con il giusto criterio. Dal nostro percorso accumuliamo tutta una serie di esperienze, oggetti e pensieri che quasi mai passiamo al setaccio, fino ad arrivare al punto di capacità massima, avanzando sempre più lentamente, incapaci di comprenderne le cause.

 

Perché non sfruttare, allora, questo momento per pensare alla nostra vita, scegliere accuratamente con cosa viaggiare e come farlo?

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Prima di augurarti buon viaggio te ne indico cinque, a mio parere fondamentali, per rendere indimenticabile quello più lungo.

  •  I sogni del momento, quelli che senti vibrare nelle ossa ora, lasciando andare aspettative e obiettivi del passato.
  • La curiosità di scoprire cosa c’è dietro quella curva, di seguire le indicazioni dei passanti e non quelle del navigatore, di entrare nei negozietti più nascosti.  
  • L’amore delle persone che fanno parte della tua vita ogni giorno, quelle persone a cui mandi ancora le cartoline e che, anche se sono pochi giorni, non vedi l’ora di riabbracciare.
  •  Il coraggio di seguire il tuo intuito, le sensazioni che nel profondo sanno che strada devi scegliere ai bivi più importanti.
  • L’entusiasmo nell’assaporare ogni attimo, la bellezza della vita che ti circonda, delle storie che racconterai negli anni a venire.

E adesso, zaino in spalla che l’avventura è già iniziata!

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