COME SCONFIGGERE TUTTI I TUOI DUBBI

Avete mai avuto esperienza, nella vostra vita, in qualsiasi campo, del fatto che i dubbi sono spesso peggiori dei problemi?

Danno più fastidio, sono più urticanti, più difficili da debellare.

Se vi è tornato alla mente almeno un caso in cui avete provato ciò di cui parlo, avete presente già il perché, anche inconsapevolmente.

Un problema, infatti, è spesso qualcosa di pratico che incontriamo mentre siamo occupati ad agire: spesso ci siamo già messi in movimento e il problema ci si staglia davanti, impedendoci di continuare il cammino.

Piccolo esempio di vissuto comune: stiamo scegliendo un ristorante in cui festeggiare una ricorrenza con la nostra famiglia. Abbiamo quindi già scelto, vogliamo chiamare per prenotare, ed ecco lì che ci si para davanti un bel problema: come raggiungere il posto, visto che si trova in un paesino accessibile principalmente prendendo la funivia e noi soffriamo terribilmente l’altezza? Certo, ci si può arrivare in macchina, ma il tragitto è infinito e tutto curve e faremmo soffrire nostra madre che ha invece il mal d’auto. La soluzione risiederà probabilmente nel dividerci. Vedete come il problema è in questo caso qualcosa di pratico che incontriamo quando abbiamo già deciso, abbiamo agito e non riusciamo a fare il passo successivo per completare l’azione e prenderci ciò che vogliamo?

Il dubbio è molto più infido: molto spesso si insinua come un tarlo e ci impedisce fin dall’inizio di passare alla fase dell’azione!

Pensate a quel corso in palestra a cui volevate iscrivervi, quando siete stati presi di mira da una frotta di dubbi: “Non sarà troppo caro? Ma poi siamo sicuri che avrò voglia di seguirlo? Non è che sono tutte super allenate e ci faccio la figura della pippa?”.

Come va a finire nella maggior parte dei casi lo sapete bene voi quanto me: all’azione ed ai primi problemi operativi non ci si arriva proprio, i dubbi ci assalgono, si sedimentano mettendo radici e ci impediscono di fare il passo successivo.

Da consulente finanziaria, quando parlo con qualcuno che non ha mai investito i propri soldi, nonostante avesse iniziato ad informarsi, 99 volte su 100 è stato per colpa di uno o spesso più dubbi, quasi mai di problemi, che molto spesso sono risolvibili.

E molto spesso, purtroppo, mi rendo conto che non è così facile trovare una soluzione e quindi una risposta a quei dubbi: a volte non trovi il consulente giusto per te, a volte sei sommerso da mille altre cose e il fatto di investire i tuoi soldi ti sembra rimandabile e quindi non così urgente.

E allora come si fa?

Di sicuro una buona educazione finanziaria ti permette di riuscire ad orientarti meglio: non è importante che tu sappia tutto, ma che abbia alcuni concetti di base ben chiari in modo che tu possa creare collegamenti e capire anche cose mai sentite prima.

A volte non ci si affanna troppo, quando si tratta di investire, a trovare una risposta ai propri dubbi perché quello che c’è dall’altra parte e che si potrebbe ottenere non sembra poi così allettante.

Io stessa all’inizio peccavo di nebulosità e di scarsa concretezza (mi ci ha fatto riflettere proprio una ragazza del Mag Tonico, ciao Claudia! 😉): è vero che quando parli di “investimenti per il proprio futuro”, ognuno è libero di metterci e di rappresentarsi il futuro che più gli aggrada e l’obiettivo che vuole raggiungere, ma più spesso la nostra mente, in mancanza di un appiglio concreto, dichiara sciopero, incrocia le braccia e passa alla prossima bolletta da pagare o al prossimo vestito da comprare.

Ecco: ti piacerebbe ritrovarti dei soldi da parte, più di quelli che avresti avuto lasciandoli a poltrire sul conto corrente, per non avere più l’ansia delle bollette o poterti regalare quel vestito che guardi in vetrina sbavando? Oppure, vorresti investire in quel corso dedicato alla scrittura per il tuo business che al momento non pensi di poterti permettere? Magari tra qualche anno potrai farlo e potrai anzi permetterti ben di più, ad esempio quell’Academy di un anno in cui svilupperai con molta più completezza la tua idea imprenditoriale.

Insomma, creandoti una buona base di educazione finanziaria potrai, affidandoti ad un professionista, far sì che le potenzialità contenute in ciò che risparmi (svogliatamente) senza obiettivi fino ad ora diventino una realtà. Molte persone che leggono il mio blog mi dicono che pensavano che le cose fossero più difficili di così e soprattutto non alla loro portata: è bastata la lettura di alcuni post che dedico all’educazione finanziaria per spalancare delle porte finora chiuse.   Investire i tuoi soldi oggi potrebbe così voler dire investire su te stesso, e questo vale tanto che tu sia dipendente quanto che tu sia freelance.

Che ne dici, ne vale la pena di tirarsi su le maniche e provare a trovare una risposta a quei dubbi?

Fallire? Meglio prevenire

Conoscete il libro Pastorale americana di Philip Roth?

Una frase, in particolare, è passata alla storia, è diventata sfondo di desktop, di scarabocchi appesi ai muri da adolescenti arrabbiati o da adulti disillusi.

E’ quella che dice

Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati”. (pag.41 Pastorale Americana, Einaudi Super Et).

In questo post voglio parlarvi di fallimento e mi sembrava che questo brano fosse una buona introduzione: così come vivere vuol dire spesso non capire gli altri, vivere vuol dire sbagliare, vuol dire a volte fallire. Non sempre si trovano soluzioni o si riescono a tamponare i problemi, che possono inghiottirci e farci crollare.

Quanta positività, direte voi. Beh, penso che comunque si possa trovare una soluzione, che a volte consiste anche solo nel rialzarsi e ricominciare. L’avete letto il post di Elisa sull’argomento?

Non sempre si ha l’educazione finanziaria per capire che è necessario risparmiare e mettere da parte per la propria attività, ad esempio. Lavoro spesso con liberi professionisti e freelance e insisto spesso sulla necessità di crearsi un salvadanaio a cui attingere per diversi tipi di bisogni, o magari più salvadanai con diversi nomi: Formazione, Inps, Casa…Possiamo farli lavorare, quei

soldi guadagnati, invece di lasciarli a fare la muffa!

Nell’ultimo post vi ho raccontato la storia di un successo ottenuto grazie all’educazione finanziaria, in questo voglio raccontarvi che, a volte, si può fallire per la sua mancanza.

Giovanna aveva deciso di aprire Partita Iva, dopo essersi consultata con la sua commercialista: non ne poteva più del suo lavoro d’ufficio di cui non si sentiva soddisfatta e in cui non si sentiva gratificata. Seguire l’account social dell’azienda era fonte più di grattacapi che di soddisfazioni. Per questo, con l’esperienza di10 anni d’attività e tanto, tanto studio, decide di lanciarsi nella libera professione diventando Social Media Manager, seguendo dei clienti che si fidassero di lei e che le permettessero di mettere tutto il proprio sapere nel lavoro.

Però, c’è un però.

Giovanna aveva molte carte in regola per avere successo: competenza, passione, voglia di fare e di farsi conoscere, una mentalità pratica…ma non abbastanza per redigere un buon Business Plan e per pensare a quanto avrebbe dovuto tirare avanti senza grandi somme su cui contare.

Per iniziare al meglio, infatti, Giovanna aveva investito i soldi che aveva messo da parte negli anni da dipendente in formazione, quindi in corsi per fare il suo lavoro al meglio, nonché in un ufficio nuovo di zecca che si era ricavata in casa mettendo a soqquadro un soggiorno poco sfruttato.

Peccato che non si fosse fatta due conti, su quanto avrebbe presumibilmente guadagnato all’inizio, su come avrebbe pagato ciò che era abituata a potersi permettere e su quanto avrebbe dovuto aspettare per avere altri soldi da investire nella sua attività.

Il nuovo lavoro di Giovanna parte bene, prende dei primi incarichi importanti e ben pagati che le danno la carica e le fanno subito ben sperare: però, invece di pensare a tasse, giorni di magra e spese impreviste, li spende tutti in cene di festeggiamento, pranzi offerti ai clienti, costose trasferte.

Sarebbe bastato poco, come darsi l’abitudine al risparmio con un Piano di Accumulo oppure iniziare a mettere i suoi soldi in un fondo che le desse, con il passare del tempo, una fonte di reddito alternativa per i momenti in cui i soldi latitavano.

Dopo i primi incarichi, infatti, Giovanna prende la cattiva abitudine di accettare clienti in tutta Italia, con lo slogan di “purché arrivino”, obbligandosi così a costosissime trasferte.

Intanto la sua passione si spegne, inizia a fare errori con i clienti perché il suo focus non è più sulla sua attività, ma su come fare ad arrivare a fine mese: tra Inps, l’affitto della casa, le trasferte e le normali necessità, basta poco perché tutto vada a rotoli: niente più soldi per la formazione né per raggiungere i clienti, spese ridotte all’osso, poca voglia di andare avanti.

Giovanna comincia a guardare con nostalgia il suo impiego da dipendente, e da lì a fare il passo e a chiudere partita Iva e iniziare un nuovo lavoro d’ufficio passa poco tempo.

Eppure sarebbe bastato molto poco: a volte un fallimento arriva per ragioni molto più semplici e prosaiche di quello che si potrebbe pensare, ad esempio dal rifiutare di risparmiare ed investire dei soldi per crearsi un paracadute per i momenti più bui.

Siete ancora dell’idea che l’educazione finanziaria sia inutile e lontana da voi e dalla vostra quotidianità?

Minimalism - Tmag

Vendo tutto e divento minimalista

Ieri ho guardato Minimalism e la prima cosa che ho pensato è stata: voglio vivere anche io una vita minimalista.

Per chi non abbia mai sentito questa parola prima di oggi, Wikipediadefinisce il minimalismo come “una concezione di vita dove si tende a possedere, a volere e fare solo quello che davvero è necessario, pertanto essenziale“.

Avete presente quella sensazione dopo che vi lasciate con il vostro ragazzo dopo una storia durata anni? Quella voglia di buttare tutto, perché non vi rappresenta piú, perché non siete piú voi. Ecco, questa è stata la sensazione che ho provato.

Tempo fa avevo letto il libro di Marie Kondo “Il magico potere del riordino”, e devo dire che il mio armadio, la mia soffitta e i miei cassetti in cucina ne hanno piacevolmente guadagnato, ma il minimalismo è molto più.

Minimalist vi fará provare questo senso di irritabilitá verso tutti i vostri averi, vi fará chiedere, ma alla fine, cosa mi serve veramente?

Una strategia utile soprattutto mentre state scrollando su Zalando o quando vi arriva la mail giornaliera mail di Privalia.

Minimalism - Tmag

Diamo un po’ di voti

Sceneggiatura 10 Ha un ottimo filo logico molto semplice da seguire

Montaggio 8 Non sono una gran divoratrice di documentari, ma mi sembra aver etutte le carte in regola per piacermi

Totale 9

The minimalist e un ottimo punto di partenza per approfondire l’argomento.

A volte mi chiedo se tutto questo pessimismo generale diffuso in Italia, che continua a far parte della nostra vita quotidiana anche a 10 anni dalla crisi, non sia semplicemente dovuto ai baby boomers che non sentono più la loro capacità di spesa che avevano quando erano giovani. Forse un po’ di filosofia minimalista non farebbe male nemmeno ai nostri genitori, che ne dite?

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Guida alla moda per nerd

Essere nerd, al giorno d’oggi, è diventato uno status di cui andare fieri, dotando quindi di una certa autorità la falange dei nerd oligarchici che vorrebbero un mondo nerd scevro da velleità fashioniste governato solo da puri nerd in divisa Maglietta con gioco di parole geek – jeans usurati.

 

Eppure le ragazze nerd sarebbero le candidate perfette per diventare delle vere esperte di moda. Nessuno pone più passione, cura nel dettaglio, capacità di fare dei collegamenti, entusiasmo per il nuovo e costanza nel risparmiare soldi per avere l’oggetto del desiderio di una nerd.

 

Hanno tutte le carte in regola, ma spesso i loro entusiasmi modaioli sono stati spenti sul nascere da una rigida condanna sociale nei confronti del mondo delle Ragazze Frivole. E questo è molto ingiusto.

 

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Alcune vivono felicemente la loro condizione, in particolare se si tratta di studentesse universitarie fuori sede di informatica cui basta lavarsi i capelli per essere le più glamour della cumpa.

 

Ma altre, in un angolo del loro cuoricino, vorrebbero prima o poi che qualcuno facesse loro un complimento diverso da “wow! Hai davvero visto tutta la prima serie in una notte? Grande!”. O magari sono arrivate in quella fase della vita in cui devi presentarti ad un colloquio di lavoro, o a discutere la tua tesi di dottorato, o parlare ad un congresso.

 

E, se siete arrivate su questo articolo, c’è la possibilità che voi apparteniate proprio a questa categoria.

 

Voi vi meritate qualcosa di più. Soprattutto se dovete valorizzare qualcosa di vostro, vi meritate il quarto d’ora di vantaggio che la bellezza vi concede nello span di attenzione del vostro interlocutore perché sì, la luce viaggia abbastanza veloce, e chi vi guarda si fa un’idea su di voi prima che gli parliate.

 

Che è anche il motivo per cui Catullo e Dante hanno scritto autostrade di poemi pur avendo scambiato sì e no un “ciao, hai visto, oggi fa freschino” con la controparte. Non possiamo impedire al nostro corpo di comunicare.

 

Quindi, care mie, questa è SCIENZA. E a voi, tendenzialmente, la scienza piace.

Allora, siete pronte per un cambio di stagione affrontato in maniera rigorosa?

  1. La raccolta dati. Molte ragazze non sanno davvero che taglia hanno. Per questo sbagliano regolarmente comprando cose troppo grandi o troppo piccole, devastando ogni possibilità di allure femminile. Soluzione: andate su Asos, o su Zalando, dove vi pare, e andate alla sezione Misure. Lì vi si spiega dove e come misurarvi. A questo punto prendete un metro da sarta e fatevi misurare da una vostra amica e TA-DAAAN! Sapete le vostre taglie. Importante! Questa non è una fase in cui vi giudicate, è una fase in cui raccogliete dei dati. Sono numeri. Vi servono per capire quale taglia vi sta. Ok? Le taglie sono una convenzione. Convincetevene prima di andare avanti. Con la 46 non siete grasse. A meno che non vi ostiniate a voler entrare nella 44. Allora sì, starete di merda e sembrerete Jabba. Mangiate quel Kinder Bueno e compratevi un paio di jeans della vostra taglia, win-win.
  2. La Bellezza Interiore. Cioè la biancheria intima. Biancheria mediocre vi starà in modo mediocre. La biancheria deve fare il suo dovere, cioè sostenere, scaldare ed essere invisibile. È il necessario dietro le quinte. Uno dei capi su cui la taglia si sbaglia più spesso è proprio il reggiseno, e se ne portate uno sbagliato troppo a lungo rischiate di farvi anche del male. La biancheria intima non deve stringere, fare segni, arrotolarsi, fare pieghe o fare trasparenze strane. Se la vostra fa così, buttatela su-bi-to. Shopping: vi servono almeno 3 reggiseni, di cui uno senza spalline, 3 slip per ogni reggiseno di cui almeno uno senza cuciture o un tanga (niente segni, ripeto, niente segni! La chiappa segnata è brutta, punto) e qualche canottiera bianca con le spalline sottili. L’ideale, se non ve la sentite di osare con pizzi e colori, è che sia tutto in cotone bianco, eccetto il reggiseno senza spalline che conviene color carne. Lasciate perdere i super push-up. Sono ridicoli e fanno male.
  3. La bellezza interiore 2. Cioè la depilazione e il corpo in generale. Una mia zia, donna elegantissima e molto furba, mi disse una cosa giusta: a vent’anni puoi pure metterti sempre lo stesso paio di jeans da dieci euro, ma devi investire sul tuo corpo, perché con quello getti le basi per un’età adulta da bomba. Trovati un ragazzo che ti ami anche con i peli, ma levali regolarmente. Per te, non per lui. Shopping: Vi serve una brava estetista e dovete andarci una volta al mese. E dopo la doccia, passatevi dell’olio di mandorle. Ce ne sono di economici e senza profumo. Ci mettete cinque minuti, vi eviterà le smagliature per cinque anni.
  4. Aria! Avere tante cose non è sinonimo di sapersi vestire. Spesso è semplice disorganizzazione. Già la mattina è un momento difficile, almeno fatevi un favore ed evitate di dover rovistare fra venti capi mediocri per trovare le uniche cinque cose con cui vi sentite a vostro agio. Aprite l’armadio e buttate tutto quello che non vi sta, o è rovinato, o stinto, o ha i pelucchi, o non avete messo nella stessa stagione l’anno prima. Se non lo mettete mai non vi serve, anche se lo avevate pagato un sacco di soldi. Chiamate un’amica e dedicate un pomeriggio ad una bella purga.Wardrobe-TMag
  5. Cosa Evitare Come La Peste. Ora che avete fatto una bella pulizia, ecco le basi da imparare a memoria prima di uscire a comprare vestiti: se c’è un grosso logo in evidenza, se ti sta stretto o largo, se ha le cuciture fatte male (troppo visibili o che non sono l’asse di simmetria per la fantasia del tessuto) e se lo hai visto in ogni vetrina restituiscilo alla commessa ed esci sorridendo.
  6. Altre cose da evitare come la peste: le Birkenstock (a meno che non facciate la catechista dell’ACR e siate alla Giornata Mondiale della Gioventù), le Lacoste scolorite, i prodotti contraffatti, i leggins fantasia se non state facendo yoga, I pantaloni con le tasche al ginocchio (anche lì, o siete agli scout o è un big no-no), i jeans con più strappi che tessuto, le scritte e i disegni quando avete un seno prosperoso e la scritta non si legge o l’immagine non si vede. Queste sono cose che non donano a nessuno, no matter what.
  7. Come scegliere. Siccome avete un armadio vuoto (a parte il cassetto delle mutande) ecco una serie di consigli per andare sul sicuro. Primo: preferite il monocromo alle stampe. Le stampe spesso sembrano scadenti, mentre i monocromo si trovano buoni anche nelle grandi catene low cost. Inoltre colpiscono e danno subito carattere. Avete presente La La Land? C’è sempre un colore dominante, preferibilmente primario. E i primari si abbinano benissimo con il bianco e il nero. Secondo: i tessuti. In linea molto generale, più il tessuto è grosso e pesante più conviene andarci leggeri col colore. Meglio un sottile maglioncino a collo alto nero e un grande e avvolgente maglione color panna che il contrario. “Ma non rischiamo di essere noiose?” Tranquille, ai fronzoli ci arriviamo.
  8. Su cosa spendere. Il budget non deve essere grosso, bisogna saperlo usare. Spendete tanto su un cappotto, le scarpe invernali (un paio di stivali è un ottimo investimento) e una bella borsa capiente. Di seguito, vengono un paio di jeans che vi stiano perfettamente, un paio di ballerine nere e un paio di pantaloni neri classici, una camicia bianca, un maglioncino nero tipo quello di Audrey Hepburn in Cenerentola a Parigi e uno colorato come quelli che dicevamo sopra (sul colore, chiedete aiuto. Il blu vivo è il più sicuro). Opzionali ma interessanti: i jeans bianchi. A basso costo tanto si ricompra e ne fanno di continuo: una T-Shirt bianca, una giacca nera sportiva (tipo quelle di Zara), i sandali estivi (vietato spendere per i sandali!), gli abitini estivi.
  9. Abbinare: avete posato le buste? Bene, ora arriva la parte divertente. Primo, i colori: un colore base (bianco/nero/beige ma attente che il beige sta male a un sacco di gente) + un colore vivo. Armonia: scopri o le gambe o il busto. I tessuti sottili vanno più vicini alla pelle, quelli grossi più verso l’esterno. Se sopra hai qualcosa di fasciante, sotto ci vuole una gonna ampia e vice versa. Già, le gonne, non ne abbiamo ancora parlato!
  10. Le gonne. Gonna al ginocchio chiama tacco. Ragazze, ve lo dico: una gonna a matita al ginocchio con le ballerine o i tacchi bassi (aka sotto agli 8 cm) farebbe sembrare pure Adriana Lima una segretaria demotivata che si lamenta del lunedì. Se sapete portare solo le scarpe e gli stivali bassi, accorciate la gonna. Gonna a ruota e scarpe da tennis solo se recitate in Grease. Mini-minigonna o shorts e tacco alto solo se sono le tre del mattino e siete a Las Vegas.
  11. I tacchi. Sono ok solo se ci sapete camminare con disinvoltura. I tacchi come si deve costano, per questo in questa fase non li ho inseriti nei must-have. Comunque, un piccolo Bignami: è sempre meglio che siano in armonia con il corpo (se siete molto basse i tacchi da 15 cm alti come metà del vostro polpaccio vi faranno solo sembrare bambine che giocano con le scarpe della mamma, mentre se siete delle valchirie tipo me i tacchi da cinque centimetri ti fanno subito Clarabella. Insomma, equilibrio.) ed evitare i plateau troppo spessi. Indicativamente, quando le scarpe molto alte iniziano a essere comode deve suonarvi una sirena di allarme-tamarro.
  12. Trucco & Parrucco: come dice Claudia, i capelli sono più importanti del trucco. Intanto perché presumibilmente ce li avete costantemente in testa, mentre il trucco va e viene. Vi serve un taglio e un colore che non vi obblighi ad alzarvi alle cinque per fare la piastra, perché il giorno che non vi va siete fregate. Andate da un parrucchiere. Qui mi fermo, perché io non ho ancora capito come fare per spiegargli di tagliare poco. Trucco: con un po’ di trucco tutte stanno meglio, sempre. Un sacco di profumerie fanno dei mini-corsi gratuiti. Se avete le mani, siete perfettamente in grado di truccarvi. Ma mi sa che per il trucco ci vuole un post ad hoc.Trucco-Tmag
  13. E la parte nerd? Ok, ok, vi avevo promesso i fronzoli. Magari avete comprato una Giratempo a Lucca. E siete piene di magliette delle serie TV. Ora vi stupirò: vanno benissimo! Se sono parte di voi e vi ci sentite bene, fate bene a indossarle. Devono però rispettare il punto 5 e avere un colore che vi dona. Io con una t-shirt di XKCD, una giacca nera e dei jeans skinny sono andata persino in riunione. Vi dirò, con una giacca di pelle, un bel paio di occhiali da sole e una gonna a ruota stretta in vita può essere la vostra firma e rendervi irripetibili. L’importante è che vi ricordiate che quello è già un elemento forte, quindi il resto deve essere più basico per valorizzarlo.

 

La lista è finita care, fatemi sapere come vi siete trovate e se siete nel dramma fate un fischio che il Team Tonico è qui per voi!

 

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DECRESCITA O CRESCITA FELICE? SPUNTI DI RIFLESSIONE

Qual è il tuo rapporto con i soldi? Si, parlo proprio con te che ti senti spesso in colpa perché pensi di spendere troppo

Cerchiamo di fare un po’ il punto.

Siamo abituati a pensare che il desiderio di ‘possedere cose’ e ‘consumare’ sia una prerogativa del nostro tempo e della nostra società occidentale, ma non è così!

Nelle società tradizionali, dove non c’era consumismo, né capitalismo e neppure abbondanza, i beni materiali rappresentavano il potere e creavano relazioni sociali.

Nella costa nordoccidentale del Pacifico degli Stati Uniti e del Canada, per esempio, si organizzavano grandi banchetti, chiamati potlatch, durante i quali una grande quantità di cibo – oltre ad essere consumata e ostentata – veniva anche distrutta o buttata via. Possedere risorse ed avere potere andava di pari passo anche in Polinesia e Melanesia, dove il capo politico – chiamato Big Man – era chi possedeva un surplus di beni da distribuire agli altri membri della comunità.

 

Tu che ti arrovelli se è meglio Essere o Avere, devi considerare che nelle società tradizionali i beni materiali e le relazioni sociali non erano due cose separate: ‘Avere’ era una forma di ‘Essere’, e il contrario.

Un chiaro esempio di ciò è il circuito Kula, studiato ad inizio ‘900 da Bronislaw Malinowski nelle Isole Trobriand, Pacifico Occidentale. I trobriandesi investivano molto tempo ed energie nello scambio rituale di collane e bracciali di conchiglia. Questi monili non avevano un grandissimo valore in sé ma in quanto simbolo di rapporti d’amicizia e solidarietà.

Secondo l’antropologo britannico Daniel Miller, anche ai giorni d’oggi permane questa mentalità: gli oggetti che ci circondano, che desideriamo, che sfoggiamo e spesso ostentiamo sono in realtà simboli di relazioni sociali, canali di comunicazione con gli altri.

Il consumismo non è, da questa prospettiva, un’invenzione moderna (solo) a vantaggio di pochi ma un sistema saldamente radicato nel bisogno umano di esprimere sé stessi ed entrare in relazione.

Se Miller ha ragione oppure no è una questione complessa che non possiamo trattare in questo post. Quello su cui voglio riflettere, invece, è dove sorge il problema…se il ‘possedere’ non è da demonizzare in se stesso perché ha una funzione sociale, allora perché ci sentiamo a disagio se spendiamo o se consumiamo troppo?

Ok, ok, lo so il primo problema ovviamente è che il conto va in rosso. Ma oltre al colore del conto c’è qualcosa di più profondo…quando compri l’ennesima Louis Vuitton provi un senso di colpa che non ti molla e non ti fa godere appieno del tuo nuovo acquisto?

Il problema è che, al giorno d’oggi, sebbene alcuni oggetti servano per esprimere sé stessi e entrare in relazione con altri, i soldi – come simbolo del valore dello scambio – si sono staccati sia dalle relazioni sociali che da un rapporto equo con l’ambiente e sono venuti a costituire una dimensione autonoma e indipendente.

Al contrario degli esempi più sopra, i soldi impongono la loro legge sulle relazioni sociali e i processi naturali, spesso valicando e distruggendo rapporti di amicizia, solidarietà e anche interi ecosistemi. Tutto ciò crea squilibri sia nella società che nell’ambiente (ingiustizie, violenze, prevaricazioni, sfruttamento ecc…)

Quale è la soluzione, allora, a questo stato di cose? Secondo me la soluzione sta nel recuperare il valore degli oggetti di cui ci circondiamo come qualcosa di indissolubilmente legato a cosa vuol dire vivere bene in relazione con altri e con l’ambiente.

Le cose che consumiamo e acquistiamo devono far vivere meglio noi e gli altri, e non peggio. Chiediamoci sempre, prima di acquistare, produrre o consumare qualcosa: è a vantaggio di chi? Come migliorerà o peggiorerà la mia vita e quella di altri? Quanto rispecchia i miei valori? …a te la risposta!

 

THE AGE OF ADALINE: vuoi veramente essere giovane e bella per sempre?

Non ho mai capito perché, ma noi donne siamo ossessionate dalla nostra età.

La nostra esperta di marketing Giorgia può confermarlo: moltissime strategie pubblicitarie di prodotti rivolti alle donne si basano proprio sul nostro costante desiderio di apparire giovani.

Vi siete mai chieste il perché? Perché devo nascondere i miei capelli bianchi? O cercare la crema tassativamente con il Coenzima Q-10? O nascondere la mia pelle che, causa forza di gravità, non é più tonica come quando avevo 20 anni?

Il film racconta la storia di Adaline, una ragazza che, per un fortuito concatenarsi di mirabolanti eventi, smette di invecchiare all’età di 29 anni.

Per lunghi tratti della sua vita, nessuno si insospettisce né si domanda il perché di questa particolarità. Al contrario, Adaline riceve soltanto complimenti. “Che fortuna che hai” è la frase che ricorre maggiormente insieme al “sembrate sorelle!”, una frase che la protagonista sente ripetere spesso quando presenta la propria figlia ad amici e conoscenti.

Quanto sarebbe bello non invecchiare mai! Ma siamo proprio sicuri sia così?

Guardate il film, che con nonchalance e leggerezza, vi farà sicuramente riflettere su questo tema così antico anche se non vi darà delle risposte definitive. Certo, è facile cedere al fascino dell’idea di non perdere mai la propria bellezza giovanile; niente rughe, niente braccia cadenti, niente mento flaccido. D’altra parte, Adaline ci accompagna nella scoperta dei valori autentici, dell’amore, dell’importanza che il tempo ha nel determinare il peso di ciò che accade nella nostra vita.

Prova a pensare come sarebbe la tua vita se vedessi tutte le persone che ti circondano invecchiare, che la tua metà progredisce nelle fasi della crescita, mentre tu rimani sempre la stessa, perdendo il legame speciale che vi unisce nel vostro cammino.

The Age of Adaline é una bellissima commedia romantica: racconta di un amore senza tempo (in tutti i sensi), di cambiamenti, di solitudine e.. superbe acconciature!

Blake Lively é la mia hairstyle preferita, la mia musa. Se avesse un canale Youtube, guarderei tutta la pubblicitá nei suoi video (il massimo segno di stima che posso dimostrare verso un altro essere umano)!

Sceneggiatura 7 Un po’ debole a tratti, ma tutto sommato originale. Bellissima la presentazione iniziale della storia di Adeline, ottimo il finale.

Cast 7 Rivedere Harrison Ford in questi anni é come rivedere il tuo primo fidanzatino… senza che gli anni lo abbiano reso più brutto! Indiana Jones sempre nel cuore <3. Michiel Huisman, aka Dario di Games of Thrones, é un piacere per gli occhi. Purtroppo Blake Lively é molto bella. E basta. Poco profonda, poco espressiva. Un’ottima scelta se si punta tutto su un’attrice capace di risultare attraente in ogni situazione.

Regia 8 Un giovane regista, classe 83, Lee Toland Krieger. A mio parere, se la cava benissimo.

Scenografia e luci 9 Tutto funziona a regola d’arte ai fini della narrazione. Qualche picco molto interessante nelle scene dove si raccontano gli episodi chiave che cambiano la vita di Adaline.

Costumi 10 Ottimariproduzione degli anni passati; é fatto talmente bene che probabilmente tra 10 anni si potrá ancora vedere e considerare attuale.

Colonna sonora 6 Niente di particolarmente degno di nota.

TOTALE 8-

In conclusione, una commedia romantica piacevole, non troppo stucchevole, non troppo scontata. Un ottimo modo per passare 2 ore del vostro tempo autunnale quando fuori piove.

 

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I soldi non fanno la felicità, ma..

Oggi vi voglio raccontare una storia.

Clara lavora come impiegata in un’azienda che produce ricambi industriali per auto.

Dopo una laurea in Ingegneria è stata subito cercata e contattata da diverse aziende: Clara è nata nel ‘78, funzionava ancora così negli anni in cui ha conseguito la sua laurea. E’ stata una fortuna…ma ne siamo davvero sicuri?

Clara ogni tanto inizia a chiederselo. In fondo, si è ritrovata con un posto fisso a tempo indeterminato e non ha minimamente osato pensare di dire di no, ma nemmeno di pensarci un attimo con più calma.

In fondo, pare brutto avrà pensato, sentendosi mortificata anche solo all’idea.

Il problema è che Clara si ritrova a pagare una decisione, o meglio, una non decisione, proprio adesso, a 35 anni: ha un marito e due bambini e la notte non dorme perché pensa a dove sarebbe oggi se ci avesse riflettuto solo un poco. Sarebbe bastato perché già allora sapeva che cosa avrebbe voluto davvero fare e per cosa era veramente portata: fin da quando era piccola aveva sempre amato scrivere, poi un giorno, su un giornale, aveva letto un’intervista che parlava di un mestiere che non pensava nemmeno esistesse.

A un certo punto, una notte, Clara si arrabbia per la sua arrendevolezza: si alza dal letto diventato suo nemico, che ha smesso di cullare i sui sogni per metterle davanti, come se vedesse un film, le sue frustrazioni.

Accende il pc, inizia a navigare.

Dopo due ore chiude lo schermo, sollevata di aver trovato una conferma alle sue supposizioni e ancora più disperata, allo stesso tempo.

Il copywriting è diventato un mestiere declinabile in diversi modi: lei lo sa quanto sarebbe brava a presentare, con le sue parole, tutti quei professionisti che hanno un proprio sito, che devono presentare il proprio lavoro facendo intuire a chi li legge anche una parte di loro stessi e del loro carattere: è sempre stata brava a capire le persone e a tramutare ciò che vede in parole.

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Nelle notti successive, la disperazione lascia un po’ il posto all’entusiasmo: Clara legge siti, si informa, fa schemi, bilanci.

Potrebbe aprire partita iva e iniziare a promuovere il suo lavoro riscrivendo i siti per la sua amica che fa la food blogger. Una volta, a cena insieme, le aveva detto: “Ma cosa ci fai ancora in quell’ufficio a impazzire tra mail e ordini del capo…Mi ricordo ancora dei tuoi temi del liceo, che pelle d’oca mi faceva venire leggerli.  Vorrei migliorare un po’ i testi del mio sito, li trovo impersonali, le persone non capiscono di che pasta sono fatta quando li leggono. Perché non ci dai un’occhiata?”.

Clara si era illuminata, ma poi si era subito detta: “Ma dove lo trovo il tempo? Dopo una giornata in ufficio, ultimamente arrivo a casa e vorrei solo andare a morire in quel letto che mi è diventato nemico”.

Ora ci ripensa, si fa un appunto per il giorno dopo, anzi due. La prima cosa che fa è chiamare la sua amica, che risponde entusiasta di sì alla sua domanda. La seconda persona che chiama è la sua commercialista. Questa seconda chiamata non la conforta propriamente, ma segue il suo consiglio e inizia a farsi un po’ di conti.

Ma soprattutto, le notti successive le passa a studiare. Faldoni di documenti sempre ignorati, grafici, note informative. Ha la testa che le scoppia ma è rincuorata.

Si rende conto, però, di aver bisogno ancora di un ultimo aiuto, che fatica un po’ a chiedere perché le è stato più volte offerto ed ignorato.

Quella sera, dopo cena, lei e suo marito si mettono ad un tavolo: questa volta lei lo ascolta attentamente e prende appunti.

Si ricorda di quella polizza, che ora finalmente capisce cos’è, che suo padre aveva aperto per lei quando aveva 18 anni, su cui lei aveva scrupolosamente continuato a versare ogni anno quello che metteva da parte. E’ sempre stata una risparmiatrice, ma le vengono delle lacrime di felicità a vedere quanti soldi ci sono sopra. Suo marito, che fa il consulente finanziario, le spiega che può richiederne da subito liberamente il 30%.

Una parte di quelli le serviranno come linfa vitale per avviare il suo progetto, stando tranquilla perché avrà le spalle coperte e avrà anche la possibilità di investire da subito nel suo business affinché possa continuare a formarsi e a migliorare.

Suo marito le consiglia poi da subito di usarne un’altra parte per iniziare un investimento in un fondo a cedola, in modo tale da avere un piccolo reddito aggiuntivo per tamponare gli alti e bassi del suo futuro lavoro da libero professionista.

Quando l’attività decollerà, potrà sfruttare appieno anche il risparmio in tassazione della polizza aperta da suo papà: in questo la commercialista e suo marito sono stati concordi.

Clara legge, si informa, cerca di capire e decide che inizierà subito a mettere da parte in un piano di accumulo 100 euro al mese, che le serviranno per continuare la sua abitudine al risparmio, con un obiettivo a 5 anni: per allora la sua attività sarà decollata, lei lo sa, ci crede e potrà così permettersi un’assistente.

Per il momento Clara decide di continuare a lavorare part-time nell’azienda, per dedicare pomeriggi, serate e spesso, ahimé, nottate (che però ora passano felici) a far crescere il suo piccolo business.

L’insonnia sparisce e aumenta la stanchezza che la fa crollare non appena tocca il cuscino. Esponenzialmente, però, cresce anche la felicità: quella di essersi costruita il proprio successo, la propria strada e di essere riuscita a partire con la tranquillità e la serenità dovuta al sentirsi le spalle coperte.

Spesso non si investe un po’ di tempo nel formarsi la propria personale educazione finanziaria: peccato che faccia sempre la differenza, come è stato per Clara.

Vorresti prendere anche tu in mano la tua vita, iniziando a prendere delle decisioni attive con i soldi che guadagni?

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