Fallire? Meglio prevenire

Conoscete il libro Pastorale americana di Philip Roth?

Una frase, in particolare, è passata alla storia, è diventata sfondo di desktop, di scarabocchi appesi ai muri da adolescenti arrabbiati o da adulti disillusi.

E’ quella che dice

Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati”. (pag.41 Pastorale Americana, Einaudi Super Et).

In questo post voglio parlarvi di fallimento e mi sembrava che questo brano fosse una buona introduzione: così come vivere vuol dire spesso non capire gli altri, vivere vuol dire sbagliare, vuol dire a volte fallire. Non sempre si trovano soluzioni o si riescono a tamponare i problemi, che possono inghiottirci e farci crollare.

Quanta positività, direte voi. Beh, penso che comunque si possa trovare una soluzione, che a volte consiste anche solo nel rialzarsi e ricominciare. L’avete letto il post di Elisa sull’argomento?

Non sempre si ha l’educazione finanziaria per capire che è necessario risparmiare e mettere da parte per la propria attività, ad esempio. Lavoro spesso con liberi professionisti e freelance e insisto spesso sulla necessità di crearsi un salvadanaio a cui attingere per diversi tipi di bisogni, o magari più salvadanai con diversi nomi: Formazione, Inps, Casa…Possiamo farli lavorare, quei

soldi guadagnati, invece di lasciarli a fare la muffa!

Nell’ultimo post vi ho raccontato la storia di un successo ottenuto grazie all’educazione finanziaria, in questo voglio raccontarvi che, a volte, si può fallire per la sua mancanza.

Giovanna aveva deciso di aprire Partita Iva, dopo essersi consultata con la sua commercialista: non ne poteva più del suo lavoro d’ufficio di cui non si sentiva soddisfatta e in cui non si sentiva gratificata. Seguire l’account social dell’azienda era fonte più di grattacapi che di soddisfazioni. Per questo, con l’esperienza di10 anni d’attività e tanto, tanto studio, decide di lanciarsi nella libera professione diventando Social Media Manager, seguendo dei clienti che si fidassero di lei e che le permettessero di mettere tutto il proprio sapere nel lavoro.

Però, c’è un però.

Giovanna aveva molte carte in regola per avere successo: competenza, passione, voglia di fare e di farsi conoscere, una mentalità pratica…ma non abbastanza per redigere un buon Business Plan e per pensare a quanto avrebbe dovuto tirare avanti senza grandi somme su cui contare.

Per iniziare al meglio, infatti, Giovanna aveva investito i soldi che aveva messo da parte negli anni da dipendente in formazione, quindi in corsi per fare il suo lavoro al meglio, nonché in un ufficio nuovo di zecca che si era ricavata in casa mettendo a soqquadro un soggiorno poco sfruttato.

Peccato che non si fosse fatta due conti, su quanto avrebbe presumibilmente guadagnato all’inizio, su come avrebbe pagato ciò che era abituata a potersi permettere e su quanto avrebbe dovuto aspettare per avere altri soldi da investire nella sua attività.

Il nuovo lavoro di Giovanna parte bene, prende dei primi incarichi importanti e ben pagati che le danno la carica e le fanno subito ben sperare: però, invece di pensare a tasse, giorni di magra e spese impreviste, li spende tutti in cene di festeggiamento, pranzi offerti ai clienti, costose trasferte.

Sarebbe bastato poco, come darsi l’abitudine al risparmio con un Piano di Accumulo oppure iniziare a mettere i suoi soldi in un fondo che le desse, con il passare del tempo, una fonte di reddito alternativa per i momenti in cui i soldi latitavano.

Dopo i primi incarichi, infatti, Giovanna prende la cattiva abitudine di accettare clienti in tutta Italia, con lo slogan di “purché arrivino”, obbligandosi così a costosissime trasferte.

Intanto la sua passione si spegne, inizia a fare errori con i clienti perché il suo focus non è più sulla sua attività, ma su come fare ad arrivare a fine mese: tra Inps, l’affitto della casa, le trasferte e le normali necessità, basta poco perché tutto vada a rotoli: niente più soldi per la formazione né per raggiungere i clienti, spese ridotte all’osso, poca voglia di andare avanti.

Giovanna comincia a guardare con nostalgia il suo impiego da dipendente, e da lì a fare il passo e a chiudere partita Iva e iniziare un nuovo lavoro d’ufficio passa poco tempo.

Eppure sarebbe bastato molto poco: a volte un fallimento arriva per ragioni molto più semplici e prosaiche di quello che si potrebbe pensare, ad esempio dal rifiutare di risparmiare ed investire dei soldi per crearsi un paracadute per i momenti più bui.

Siete ancora dell’idea che l’educazione finanziaria sia inutile e lontana da voi e dalla vostra quotidianità?

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