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WILD: un lungo viaggio verso se stessi

It took me years to be the woman

my mother raised.

It took me four years,

seven months and three days to do it.

(Cheryl Strayed)

 

Immaginatevi questa scena: siete stremati, vi reggete a malapena in piedi.

Vi sedete un’attimo, per recuperare il fiato.

D’un tratto, le vostre scarpe cadono da un dirupo, lasciandovi scalzi e sfiniti.

Cosa fareste?

 

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Vivere non é una cosa facile.

Non fraintendetemi, mi piace da matti, ma rimane il fatto che non é per niente facile.

 

Da bambini tutto sembra bello e possibile: si passano le giornate a giocare, a saltare nelle pozzanghere, ad accarezzare gli animali… Poi un giorno tutto finisce.

Arriva il primo lavoro, il primo mutuo e le prime sofferenze.

 

Le difficoltà che affronti oggi sviluppano la forza di domani” diceva uno sconosciuto, e Wild parla proprio di questo.

 

Wild é la storia di Cheryl Strayed (Reese Witherspoon), una donna che é stata messa a dura prova fin da giovane, una donna fragile che ha il disperato bisogno di sentirsi viva ma soprattutto di crescere per affrontare la vita che la sta aspettando.

Cheryl per dare una svolta alla sua vita, decide di percorrere all’etá di 26 anni la PCT, Pacific Crest Trail, un sentiero lungo 4265 km, che va dalla California all’Oregon. Cheryl peró, a differenza della maggior parte delle persone che percorrono questo tragitto, non ha esperienza di escursionismo.

 

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Durante il film viviamo insieme a Cheryl le difficoltà di un cammino che mette a dura prova la tenacia; la sua impresa é uno sforzo fisico ai limiti della sopravvivenza che ti porta inevitabilmente vicino al tuo spirito.

Ci sono sportivi che si nutrono quotidianamente di questa sensazione, ad esempio ciclisti e corridori. Io non riesco a correre per più di 1 km consecutivo, e penso che anche Cheryl come me non fosse a conoscenza dell’impegno che richiede una tale escursione.

 

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Il tema centrale del film é la relazione di Cheryl con la madre, un rapporto indissolubile fatto di alti e bassi. Cheryl é una femminista moderna e mi ha colpito molto come cerchi di spronare sua madre ad essere una donna sicura ed indipendente.

 

Particolare la rappresentazione delle figure maschili, che qui appaiono spesso ambigui e viscidi, e questo loro atteggiamento terrorizza spesso Cheryl. Saranno i giornali, saranno le precauzioni che mia madre mi fa da quando avevo 15 anni, rimane il fatto che a 30 anni quando attraverso una via vuota e buia, provo un brivido di terrore, e accelero il mio passo, sperando che non mi succeda niente.

 

Piccola nota negativa: nonostante il film abbia il potenziale di ispirare le generazioni, rimane aggrappato alla narrazione. La storia di Cheryl é sicuramente interessante, ma mi aspettavo dei momenti più suggestivi.

 

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Ecco i miei giudizi finali

 

Sceneggiatura 7 Purtroppo non hanno sfruttato a pieno le potenzialità di un film struggente e si sono dedicati maggiormente alla narrazione pura.

 

Cast 9 Reese Witherspoon favolosa. Vedere le sue gambe magrissime saltare rocce alte come lei rende l’idea dell’impresa titanica. Ottima anche nelle scene più crude e drammatiche.

 

Regia 8 Jean-Marc Vallée (Dallars Buyers Club) é lineare come un manuale, preferisce mostrare la scena in tutta la sua totalità, senza strafare con primi piani eccessivi o paesaggi da Signore degli Anelli.

 

Scenografia e luci 9 Ottimo montaggio, ottima post produzione.

 

Costumi 7 Non mi soddisfa appieno la piega sempre fresca di Reese, e i vestiti sempre puliti. Ma si sa, se a Hollywood provano a mostrare un po’ di capello grasso probabilmente si scaglia contro mezzo star system,

 

Colonna sonora 6 A parte grandi classici, il film é molto silenzioso. Avrei preferito qualcosa di più presente.

 

TOTALE 7,5

 

In conclusione, se quest’anno non avete scelto una meta avventurosa, o se proprio non fa per voi e vi basta viaggiare con la mente, Wild vi fa vivere l’emozione di un’esperienza nella natura piú selvaggia e pura.

Un film che vi farà commuovere, soprattutto per il rapporto tra Cheryl e sua madre. Perché di mamma ce n’é una sola e a volte dovremmo ricordarle più spesso quanto le vogliamo bene.

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