La vera natura del viaggio, ovvero quello che le agenzie di viaggio non dicono

E’ vero, Giorgia (https://magazinetonico.com/2017/07/10/turista-o-viaggiatore/) ha ragione, a me piace viaggiare e lo faccio con facilità. Dove mi metti sto e mi diverto pure. Anzi, mi sento più a mio agio on the go piuttosto che stanziale. Chi, come me, si sente così forse può trovare una spiegazione nel fatto che per gran parte della nostra storia, come esseri umani, siamo stati nomadi e non stanziali (vd. il bellissimo libro ‘Le Vie dei Canti’ di Bruce Chatwin su questo argomento).

Però è vero, per molte persone (mio marito e mia figlia inclusi, ahimè!) viaggiare – anzi molto spesso soprattutto l’idea di viaggiare o di prepararsi a un viaggio – può creare ansie di vario tipo. Quindi, quale è l’atteggiamento da adottare per prepararsi ad un viaggio?

A mio parere, il problema principale è che la fiorente industria del turismo ci attornia con immagini che rimandano a sensazioni idilliache: piacere, relax, nuove amicizie ed esperienze, allegria, energia. Questo ha una parte di verità ma cela un aspetto cruciale del viaggio, la sua vera natura, la sua magia e il suo valore. Ed è di questa parte mancante che parla il mio post.

Tutti abbiamo avuto il viaggio perfetto in cui abbiamo incontrato la compagnia giusta, la location paradisiaca, il cibo divino e sono successe cose memorabili. Avevamo i lacrimoni agli occhi e una ferita al cuore il giorno del ritorno a casa…te lo ricordi? Anche io!

Eppure, se ci pensi bene, anche quell’esperienza sublime era iniziata con qualche disagio, con qualche spiacevole sorpresa, oppure -semplicemente- appena arrivata avevi pensato che le cose non erano proprio come te l’eri aspettata. Ma poi, come per magia, la situazione ha preso un’altra piega: quei luoghi, che di primo acchito ci sembravano inospitali, sono diventati affascinanti e quelle persone, che appena arrivati ti sembravano tanto strane, sono alla fine diventate irrinunciabili.

Cosa era successo? Qual è il segreto di un viaggio riuscito? Il viaggio è anche mettersi alla prova, è affrontare conflitti, paure e scomodità. I viaggi organizzati, al meglio, possono un po’ anestetizzare questo aspetto del viaggio ma certo non eliminarlo del tutto. Il viaggio per sua natura scardina certezze ed equilibri. Ciò diviene una ricchezza quando si riesce ad accettare questo momentaneo disorientamento, quando lo si riesce ad accogliere come un passaggio necessario per poter assaporare altri equilibri e altre routines. Ciò aiuta ad uscire, come scrive Roberta Matto nel suo post che uscirà questo mese, da abitudini consolidate che poi, in viaggio, magari ci appaiono fardelli pesanti e inutili. Il disorientamento iniziale permette di assumere una nuova pelle e di vedere da una prospettiva nuova il mondo, chi ci sta intorno e la propria vita.

Solo se saremo riusciti ad accogliere le sfide che ci regala il viaggio, una volta tornati a casa e alle nostre certezze, avremo acquistato più sicurezza, ampliato i nostri confini e arricchito la nostra quotidianità. Quindi, non partire pensando che tutto dovrà filare liscio come te lo sei immaginata ma metti in conto che lo spaesamento è una parte fondamentale del viaggio e anche attraverso quella sensazione il viaggio avrà avuto un senso. …allora pronta per partire?!


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