ELOGIO DELLA LENTEZZA IN UN MONDO MULTITASKING

Ho il blocco dello scrittore, cioè lo avrei se fossi uno scrittore diciamo che semplicemente ho il blocco.

Sono qui che fisso il foglio bianco e penso a cosa scrivere sul pensiero dominante.

Generalmente quando non ho idee attingo dalla biografia che si trova in rete o sui libri.

Ma a riguardo nulla, il vuoto cosmico, paradossale come immagine poiché il primo risultato di ricerca è una poesia di Leopardi.

Elogio della lentezza - PINTEREST -

Il fatto è che non riesco nemmeno ad impegnare il cervello, perché questo mese è davvero difficile, io la chiamo depressione primaverile, è una sorta di malessere che mi pervade e che mi rende svogliata in ogni azione che richieda anche solo il 5% del mio cervello.

Lavorare… fatica.

Guardiamo un film su Netflix…fatica.

Una passeggiata…che ve lo dico a fare, fatica.

Vedere gente…immensa fatica.

È uno stato mentale e fisico che va e viene, fastidioso, affrontabile, ma ripeto fastidioso.

Il mondo però non si ferma sapete, anzi pare vada più veloce, ci sono i clienti (santi clienti), le consegne, le consegne in ritardo, molto in ritardo, le persone con cui litigare, i progetti, troppi progetti, altre consegne di progetti a cui non ricordavo nemmeno di partecipare.

E poi arriva lei, l’illuminazione, il pensiero dominante è quando nessuno ti dà pace quando chiedi dello spazio, un momento di riposo, un attimo sto crollando, perché non si fa.

La cultura da businessman o businesswoman è così radicata in noi, che non accettiamo negli altri la debolezza, non accettiamo nemmeno che un’altra persona accetti una sua debolezza.

Elogio della lentezza -QUOTE

Perché non si fa, ma non è una legge scritta, tu non nuoci a qualcun altro in maniera significativa, semplicemente non è possibile perché negli anni non è stato ritenuto consono avere attimi di debolezza.

Si è insinuato nella mente dei più l’idea che se non lavori continuamente, se non riesci a fare più cose insieme (anche se la cultura del multitasking a dirla tutta si sta andando un po’ a sgretolare), se ti concedi più vacanze di quanto sia lecito, sei un perdente.

Un perdente, uno che dalla vita non otterrà mai nulla perché non stai al passo con i tempi.

Io questa cosa del non essere al passo con i tempi me la porto dietro da tanto tempo, perché sono lenta, e il pensiero dominante ci impone di credere che se una persona è lenta non renderà mai in nulla.

Io faccio scadere la roba nel piatto da quanto mangio piano, sono chiaramente una perditempo. Una persona che spreca il tempo che potrebbe utilizzare producendo, masticando ogni boccone.

Io sono quella che invece che mangiare in piedi al volo un panino, o in macchina, o in treno, si ferma al bar a pranzo e slitta gli appuntamenti un’ora dopo.

«Chiaramente una che se lo può permettere,

probabilmente non fa nulla, sarà una mantenuta una che vive così. »

Quante volte vi siete trovati a pensare in questi termini di una persona, a vostro giudizio ovviamente, a vostro insindacabile giudizio.

Ma vi sentivate legittimati dal fatto che tutti lo pensino, e quindi è divenuto quasi una legge non scritta.

Quante volte vi siete trovati voi dall’altra parte?

Cosa è quindi questo pensiero dominante?

A mio modesto parere è una legge non scritta che è diventata una regola perché si è sempre pensato così, che non evolve nel tempo, o almeno molto lentamente (probabilmente andremmo d’accordo se non mi additasse come una buona a nulla), un pensiero comune che detta legge nella caratterizzazione del modo di pensare e di operare della moltitudine.

Un pensiero che può nuocere, ma a volte forse ci può salvare, sicuramente ha scosso la mia pigrizia perché incredibilmente il post è concluso.

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