Dedicato a coloro che oggi se la fanno sotto per la maturità 

Che caga! Me lo ricordo ancora quel giorno – anche se sono passati ben 17 anni!!! Cazzo!

Ero tutta preoccupata su cosa mettere ed era così caldo che studiavo con il ventilatore fisso addosso e i capelli bagnati – se lo faccio oggi ci diamo appuntamento al pronto soccorso o direttamente da un chiropratico che mi disincastri il collo e gestisca la mia cervicale –

I miei amici avevano preparato delle cartuccere, sai, tipo quelle cinte che hanno i cacciatori per mettere i proiettili. Ci avevano messo tutti cartocetti con dentro potenziali temi già scritti.

Io, che non sono mai riuscita a copiare neanche una virgola, non riuscivo a capire come si potesse copiare un tema.

Un tema è la possibilità di dire la tua su un argomento! Cavolo!

Io lo facevo, piantavo certe polemiche che povera la mia insegnare di Italiano!

Come quella volta che uno dei temi era sulla stregoneria nel medioevo. Come ero inveita contro stato, chiesa e tutti coloro che per paura di ciò che non conoscevano o che non erano in grado di gestire ammazzavano donne più intelligenti o furbe di loro. O magari solo troppo belle per loro. Si che ne avevo scritte quattro.

Anche il giorno dell’esame feci la stessa cosa. Chiedevano un tema con la Piazza come luogo di socializzazione riferendosi ad uno scrittore che noi non avevamo fatto in tempo a studiare.

Però il tema della socialità mi piaceva. Scrissi semplicemente quello che pensavo, che ero cresciuta nella piazza della mia città insieme ai miei amici. Città del centro Italia svuotata, dove gli unici ragazzi che frequentavano il centro (e quindi la piazza) erano figli di operai, puttane o padri che facevano fuori e dentro dalle prigioni. Che i pochi immigrati che arrivavano attirati dai bassi costi delle case, ahimè, se ne andavano poco dopo perché ogni sera la gente urlava troppo (io adoravo gli immigrati, avevano storie per me fantastiche da raccontare e indossavano stoffe piene di vita che contrastavano con i loro occhi svuotati da quella stessa vita)

Scrissi anche che la società si stava spostando nei centri commerciali dove la gente si incontrava mentre spendeva e quindi proprio nell’ambiente in cui è più facile mostrare il proprio status symbol.

Insomma erano ben lontani i tempi in cui ci si trovava nei caffè a parlare di filosofia, letteratura e politica. Ma anche i tempi in cui i bambini giocavano al pallone in piazza stavano per vedere il declino.

Conclusi che non conoscevo lo scrittore a cui avrei dovuto far riferimento nel tema ma ringraziavo per lo spunto. Rassicurai che sarei sicuramente andata a leggere ciò che aveva da dire l’autore per confrontare il mio pensiero con qualcuno che, prima di me, aveva speso un po’ del suo tempo a pensare a questa pratica sociale delle persone di ritrovarsi in qualche luogo.

Cavolo, a pensarci oggi che ci si trova sui social chissà come sarebbe stato il mio tema…

Ero soddisfatta di quello che avevo scritto … fino a quando non mi confrontai con gli altri. “Ma sei matta? Hai detto che non conosci lo scrittore di cui si parla? Hai detto veramente che nelle piazze non ci si incontra più? Hai scritto veramente che la gente va nei centri commerciali per far vedere quanto possono comprare?”

Si, avevo scritto tutto ciò. Lo pensavo e poi cavolo, mi avevano detto loro di scrivere un tema su questo argomento.

Niente, non vi dico l’ansia che mi hanno fatto venire tutti! Ho passato giorni di merda. Letteralmente! Mi è venuto il cagotto dalla paura di aver sbagliato tutto!
Arrivò il giorno dell’orale. Io ero l’ultima, con in mano la mia tesina sulla bellezza: da Kant alla manipolazione genetica passando dal film Gattaca ai frattali (giusto per far contenta la prof. di matematica, ma che fatica trovare un nesso tra la bellezza e quelle formule li).

In mano avevo anche una presentazione power point. Lo so che a molti sembrerà scontato ma per l’epoca era l’avanguardia. Così all’avanguardia che il Pc della scuola non riuscì a caricarlo. Peccato! Iniziava tutto con la foto di Letitia Casta e la sua bellezza sottolineata dai denti storti. L’eccezione che conferma la regola … aurea…

Magazine Tonico

Feci il mio discorso, mi chiesero la definizione di seno e coseno e il ciclo di Krebs. Conclusi con il preside di commissione che era anche il prof esterno di italiano.

Si alzò, mi chiese se poteva stringermi la mano. Risposi “Cosa?” – sentii la voce di mamma tuonarmi in testa “Scusi Si dice: Scusi” – e lui ” Le faccio i miei complimenti e le auguro con tutto il cuore di rimanere sempre così curiosa nei confronti del sapere e così sincera nei confronti dei suoi pensieri, il prossimo anno andrò in pensione e di rado ho incontrato alunni così inconsciamente coraggiosi. Dalla sua età è questo che mi aspetto”

Ragazzi quelle parole! Quelle parole mi trafissero il cranio, sono uno dei ricordi più belli della mia vita. E sono scolpite nella mia mente.

Ecco quindi cosa l’esame di maturità mi ha insegnato:

Mai avere paura di ciò che non si conosce, proprio perché non si conosce c’è solo una cosa da fare: conoscerla

Mai avere paura di dichiarare i propri limiti. Ma lavorare per superarli, sempre

Mai fidarsi del parere degli altri, soprattutto se gli altri sperano di passare un esame della vita copiando

Mai perdere l’occasione di fare una riflessione, il pensiero va allenato costantemente

Mai perdere l’occasione di approfondire la riflessione per ampliarla, nuovi pareri ti renderanno veramente ricco

Mai studiare per un esame! Mai! Piuttosto vedi l’esame come un momento di confronto con chi ne dovrebbe sapere più di te a pacchi. È proprio questo la cosa che ti spaventa? Abituati perché, come qualcuno diceva, gli esami non finiscono mai!

… to be continued…

Claudia Gagliardini Magazine Tonico

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