La cultura è come l’acqua per il pesce: come scardinare la trappola del pensiero dominante

Cosa è che influenza le nostre scelte, i nostri pensieri e i nostri comportamenti? Cosa è che ci fa giudicare qualcosa come giusto e appropriato e qualcos’altro come stupido, inappropriato o che ‘pare brutto’ (vd post di Giorgia Fumo)?

Cosa è, in altri termini, il pensiero dominante? Perchè esiste e come ci limita?

Il pensiero dominante prende forma all’interno di quella che gli antropologi chiamano ‘cultura’. Questo termine deriva dal latino colere che significa coltivare, ovvero qualcosa che non esiste bel e fatto (la cultura quindi non è genetica) ma che si crea, si apprende e si riproduce in una comunità attraverso delle attività. Queste comunità possono essere nazionali (la cultura italiana, la cultura inglese, la cultura americana ecc…), sovranazionali (per es. la cultura europea), locali (per es., la cultura dei Lombardi) o globali (per es. i fan di una serie TV che si riuniscono in un blog) o dettate da interesse (la cultura dei ciclisti o dei dipendenti di una particolare azienda). La cultura esiste perché è un modo per far funzionare la società, per prevedere cosa accadrà, per mantenere un ordine ma, spesso anche per mantenere privilegi e gerarchie.

La cultura è per gli esseri umani ciò che l’acqua è per i pesci: ne siamo immersi, è dappertutto, ci condiziona e trasforma ma non la vediamo, è totalmente trasparente ai nostri occhi. E proprio qui sta la trappola: il non percepire questa influenza ci rende ciechi, non siamo consapevoli del fatto che ciò che facciamo, pensiamo, diciamo non sia semplicemente ‘giusto’ e universalmente vero ma il risultato di essere parte di una specifica comunità.

pesce-boccia

Nelle società tradizionali e nel passato le influenze culturali erano molto forti e specifiche: era più facile nascere e morire in uno stesso luogo, fare lo stesso lavoro per tutta la vita e frequentare persone dello stesso rango sociale. Al giorno d’oggi, nella cosiddetta società aperta e globalizzata, ognuno di noi appartiene contemporaneamente a diverse comunità che si differenziano tra loro in modo meno marcato e più fluide. Insomma, siamo pesci che navigano in mare aperto e non più necessariamente in una boccia di vetro. A volte, persino, il navigare in mare aperto ci può far venir voglia di tornare nella nostra bella boccia di vetro, al sicuro (vd. il ritorno dei fondamentalismi in un mondo globale).

Ma l’acqua del Pacifico meridionale è comunque molto diversa dall’acqua dell’Artico, le differenze permangono anche in acque aperte; più numerose sono le comunità che frequentiamo, e maggiore sarà la nostra capacità di vedere l’acqua in cui navighiamo.

Perché è importante essere consapevoli dell’acqua in cui siamo immersi? Innanzitutto questa è la chiave d’entrata per rispettare, capire e quindi dialogare con altri, anche se molto diversi da noi. E questo è quello che succede a noi Toniche: ognuno di noi ha la sua storia, il suo percorso, gusti e idee diverse ma ciò che ci accomuna è il rispetto per le nostre diversità e la voglia di imparare con entusiasmo da quello che la diversità può offrire. Io, per esempio, sono una frana con i social e sto imparando un sacco di cose dalle mie amiche nerd…!! In secondo luogo, la consapevolezza dell’esistenza di altre bocce di vetro, di tante altre acque è una risorsa ogni qual volta le soluzioni del pensiero dominante non funzionano più, sono inefficaci o creano problemi, in altre parole ogni qual volta dobbiamo essere innovative.

pescesalterino

Al giorno d’oggi, in cui è sempre più importante essere capaci di reinventare il lavoro, il modo stesso in cui lavoriamo, le relazioni e i linguaggi, acquisire la capacità di vedere l’acqua e vedere oltre la nostra piccola boccia di vetro è indispensabile. Inoltre, essere consapevoli che il pensiero dominante, qualsiasi esso sia, non è l’unica acqua in cui dobbiamo navigare è ciò che può salvarci, indicarci una via d’uscita tutte quelle volte che ci sentiamo schiacciate, violentate nella nostra anima e nelle nostre aspirazioni. Vedere l’acqua è ciò che ci dà il coraggio di reagire, di tentare vie inesplorate e guidare altri in questo eccitante viaggio a colori che è la vita.

 

3 thoughts on “La cultura è come l’acqua per il pesce: come scardinare la trappola del pensiero dominante

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