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COME CAPIRE COSA VUOI FARE DA GRANDE (e farlo davvero)

Insomma, alla fine, si può sapere che lavoro fai?

Una di quelle domande che ti ripetono spesso da quando smetti di essere studente e nell’arco di poche ore passi da Dottore a Disoccupato. Un dubbio che, in realtà, ti mettono di fronte dal primo omogeneizzato e la conseguente terribile domanda “cosa vuoi fare da grande?” In questo post ti spiego perché ancora oggi ti tremano le gambe al solo pensiero di vederti fare la stessa cosa per anni e come trasformare i tuoi dubbi in una direzione da seguire. Se siamo tutti pronti, partiamo!

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Ho sentito parlare di multipotenzialità per la prima volta in questo popolarissimo Ted Talk di Emilie Wapnik e il riconoscimento con l’essere una “persona con tanti interessi e occupazioni creative, tali da appassionarsi ad un argomento, impararlo benissimo, annoiarsi e passare a un altro argomento in continuazione” è scattato istintivamente, così come la continua sensazione, dopo l’iniziale entusiasmo, di non costruire nulla di solido, anche quando le giornate sono sempre molto impegnate e ci si sente tutto fuorché disoccupati. Facciamo un passo indietro.

Perché siamo alla ricerca della nostra vocazione? La risposta non può che trovarsi nella cultura che, fin da bambini, ci ha predisposto a pensare come ognuno di noi potesse avere una sola missione nella vita e che, crescendo, ci ha inculcato l’idea secondo la quale una sempre maggior specializzazione ci avrebbe portato al successo assicurato. Il ragionamento non fa una piega, ma non prende in considerazione tutti quelli che “mi piace scrivere e cucinare, so cucire a testa in giù, ma anche editare fotografie con programmi professionali; ah sì, sono anche maestra di sci e adoro suonare la chitarra e seguire podcast sulla crescita personale”

Emily ci fa riflettere su come possiamo trarre vantaggio da questa variopinta caratteristica e tirarcela pure, essendo noi dotati di super poteri come Leonardo da Vinci, Maya Angelou, James Franco ed Emma Watson. I multipotenziali, infatti, possono:

  •  Sintetizzare e mixare gli interessi per creare qualcosa di nuovo.
  •  Apprendere rapidamente  dato che quando ci interessa qualcosa la studiamo con passione, siamo abituati a sentirci principianti e, inoltre, non temiamo di uscire dalla zona di comfort.
  • Adattarsi con naturalezza, trasformandosi in qualsiasi cosa ci sia bisogno di essere in una data situazione e assumendo diversi ruoli a seconda delle esigenze del cliente. 

Tutto favoloso, davvero!

Ma come trasformo queste doti nel lavoro che voglio fare?

Come lo pago l’affitto a fine mese? Come faccio a sapere se avrò messo da parte qualcosa per le vacanze? E come posso smettere di sentirmi, diverso, incompreso e inadeguato?  La soluzione che ti propongo deriva dal mio percorso personale, perciò lascia che ti racconti una storia.

Come tanti, Roberta ha vissuto per anni in una nebbia. Infanzia felice, era una bambina che “non la smetteva mai di disegnare”; cinque anni di liceo classico, poi l’esame di ingresso per la facoltà di Architettura dove ha giurato a sé stessa che non avrebbe mai messo piede in un cantiere. I due anni successivi li ha passati di nuovo da pendolare, lavorando 14 ore al giorno, e si è specializzata in Interior Design. Ha poi lavorato come grafica, architetto junior, assistente in uno studio fotografico e docente al Politecnico. In tutti questi anni la sensazione è stata quella di percepire un fil rouge nelle sue scelte, quel “me lo sento dentro che lavorerò come dico io”, pur continuando ad essere un punto di domanda per molti. Perché non riusciva a farsi andar bene un lavoro come quello che vedevano per lei amici e genitori? La frustrazione continuava a crescere, aveva tante idee da realizzare e correre dietro i sogni altrui proprio non le andava. Allo stesso tempo, era impossibile trovare una direzione chiara in tutto quel caos di emozioni, esperienze e aspettative così, tenendo i piedi in parecchie scarpe, provava a individuare quale potesse essere il lavoro della sua vita arrivando a fare due, tre lavori diversi contemporaneamente. Si sentiva diversa, inadeguata e difficile.

Finché, nel bel mezzo della splendida Taormina, non è stata costretta a presentarsi : nome, età, che lavoro fai. È stato in quel momento che Roberta si è resa conto che – ehy – lei un lavoro in realtà ce l’aveva e se l’era costruito  anno dopo anno scegliendo cosa essere, solo che non se ne era ancora accorta perché non si trattava di una professione convenzionale e riconosciuta! Come nei più bei film, si è vista scorrere davanti tutte le volte in cui aveva rifiutato lavori sicuri perché sentiva che l’avrebbero portata troppo lontana dalla meta, le notti passate a studiare cose nuove per migliorarsi, gli errori, i tentativi e i piani per la conquista del mondo.

Ed eccomi qui: Roberta sono io e oggi lavoro come Designer, mi occupo principalmente di progetti di Identity e, se mi guardo indietro, vedo chiaramente come tutti i tasselli – le esperienze, le scelte, gli studi – siano andati a posto da soli e come, parecchi di loro, siano diventati parte integrante della mia routine professionale. È stato facile? Assolutamente no! Una volta scelta la direzione da seguire mi sono scontrata con clienti sbagliati e fornitori incompetenti, ho investito in progetti che non hanno funzionato, ho lavorato anche il sabato sera, invece di andare in discoteca.

Tuttavia, prima ancora di scoprire l’esistenza dei multipotenziali e farmene una ragione, ho trovato la mia personale intersezione nel mondo focalizzando  le mie energie non su cosa volevo essere, ma sul perché cercavo a tutti i costi il modo di far viaggiare insieme quello che mi avevano insegnato a scuola e la miriade di informazioni che avevo aggiunto nel tempo, la mia personalità, quelle capacità che caratterizzano ognuno di noi. Come dico sempre, mi sono confezionata con fatica e dedizione, il lavoro dei miei sogni. Pur essendo insicura di tutto, ho ascoltato il mio istinto e lavorato su quello che sapevo fare meglio; soprattutto, non ho mai aspettato che la vita mi capitasse.

la-vita-è-un'avventura

Ed ora veniamo a te, che se hai letto fin qui, vuoi capire cosa vuoi fare da grande, e farlo una volta per tutte.

Tre concetti che ti faranno passare da apprendista sconclusionato a Jedi superstar

  • Coltiva una sana e appassionata curiosità: se trovi qualcosa in cui ti senti bravo sul serio, non smettere di farlo anche se hai poco tempo. 
  • Formati in modo autonomo anche dopo aver terminato gli studi e non smettere mai di interessarti a quello che senti essere utile al tuo percorso, per quanto indefinito esso sia. Leggi, leggi e, ancora, leggi tutto ciò che ti accende qualcosa dentro, non dimenticare quella sensazione che l’intuito ti sta indicando.
  • In qualsiasi occasione, cerca sempre un link al tuo modo di essere, come se ogni giorno fosse un palloncino ad elio: colleziona quelli che ti fanno volare alto e lascia andare gli altri, se non ti hanno arricchito a livello professionale e personale.

unisci-i-puntini

Il consiglio più grande è proprio questo: guardati indietro ogni tanto e unisci i puntini. Da buona multipotenziale, non sono certa che farò questo lavoro tutta la vita nonostante ora mi stia dando moltissima soddisfazione, tuttavia ho ben chiaro che bisogna essere orgogliosi delle proprie particolarità, che, quando si accetta il fatto di sentirsi diversi, si iniziano a vedere le cose da una nuova prospettiva e che quella strada immersa nella nebbia diventa improvvisamente un sentiero ricco di avventure da scoprire.

Il vero segreto è questo: vivere con passione, ampliare il proprio bagaglio di eredità da lasciare nel mondo e fregartene di chi ti vuole in un certo modo, tanto alla fine il cuore troverà sempre il modo di salvarti.

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