Vale ancora la pena studiare all’Universitá?

Lo ammetto: non mi è mai piaciuto studiare. A scuola non andavo particolarmente bene, ed è stato solo grazie all’insistenza dei miei genitori che nel 2007 ho deciso di iscrivermi all’Università. “Vedrai che così troverai sicuramente un lavoro”, dicevano.

 

Ho scelto quindi di studiare Scienze della Comunicazione. Mi sono detta: “Se proprio devo studiare, perlomeno dev’essere una cosa interessante”. Mi sono laureata nel 2010, dopo tre anni passati a guardare film e analizzare inquadrature. Ho imparato tante cose, ma quella che ricordo con maggior intensità è che la creatività, nel nostro sistema scolastico ed universitario, non viene valorizzata come dovrebbe.

 

L’unica caratteristica che ci distingue dai robot, e l’unica qualità che sarà apprezzata anche quando i lavori di oggi non esisteranno più, è proprio la creatività. Siccome il concetto è molto vago, vi scrivo la mia definizione: creatività è l’abilità di elaborare un concetto arricchendolo con elementi provenienti da altri campi della conoscenza, fino ad utilizzare la fantasia.

 

Creativita

 

Nonostante il mio desiderio di un’occupazione che contenesse una buona dose di creatività, ho sempre avvertito una forte curiosità nei confronti delle materie economiche. Nel corso degli anni, senza neppure accorgermene, ho iniziato ad ascoltare podcast e trasmissioni radiofoniche a tema economico, leggere accuratamente con piglio critico tutti i documenti legati ai servizi di investimento che la mia banca mi propone, analizzare gli andamenti dei mercati economici, soprattutto in relazione agli eventi di geopolitica europea ed internazionale.

 

Poi apro gli occhi e mi ricordo che, all’alba dei miei 30 anni, non posso sottrarmi alla schiavitù moderna di un lavoro da dipendente per poter tornare a studiare. Per questo, decido di iscrivermi ad un’università online. Sia ben chiaro: non ho alcuna intenzione di criticare l’istituto che ho scelto, che a parer mio rimane un ottimo strumento per approfondire argomenti interessanti ed entrare in contatto con persone che vivono dall’altra parte del globo e sfidano il mio pensiero con mille stimolanti input. Ho dimenticato di dirvi che l’università che frequento è basata negli Stati Uniti e occupa la maggior parte dei weekend e del mio tempo libero.

 

studiare

 

Perché ho scelto di studiare economia? Innanzitutto perché, dopo la crisi del 2008, l’incessante crisi politica europea e il fatto che molti miei coetanei non sono in grado di gestire le proprie finanze, ho pensato che, con gli strumenti giusti, mi sarei sentita più a mio agio in un mondo che cambia veloce. E poi, diciamocelo, volevo anche essere all’altezza di affrontare una discussione di politica ed economia senza sentirmi un abitante di un altro pianeta.

 

Sono tre anni ormai che frequento questo istituto, e mi scontro ogni settimana con temi del passato, come se ci fosse una specie di negazionismo nei confronti dei problemi moderni. A volte, mi sono lasciata addirittura andare a teorie del complotto: magari il sistema vuole che gli studenti di economia, quelli che un domani venderanno polizze assicurative scadenti o mutui ad un prezzo troppo alto, restino ignoranti e, quindi, facilmente manipolabili.

 

economia

 

Ovviamente, spero che questa mia teoria sia solo fantasia. Ma se non lo fosse, lasciate che vi dica che non ce la farete a plasmarmi. Come tanti altri, anche io non voglio essere parte di un placido e manipolabile gregge. Non comprerò il nuovo corso online “Milionari in pochi click”. Come tanti, io voglio approfondire. Voglio tirare la testa fuori dalla sabbia e urlare al mondo che c’è tanto bisogno di economisti in gamba per creare condizioni migliori per tutti. Io dico NO al gregge, ma soprattutto NO ad una vita trascorsa ad accontentarsi per arrivare ad una pensione che ti consenta di sopravvivere prima di togliere il disturbo.

 

 

Con l’esperienza, ho però realizzato che per raggiungere questi obiettivi devo arrangiarmi da sola. Devo studiare, indignarmi, cercare alternative, riflettere e discutere con mio marito, la mia famiglia e le persone che ho intorno. E quindi, la mia domanda è: perché la scuola (in senso lato comprendendo anche l’università) non è in grado di stimolare la ricerca, l’approfondimento, l’interesse degli studenti? Come possiamo aspettarci che le cose migliorino finché gli studenti non avranno modo di confrontarsi sul futuro dell’economia ed elaborare nuove strategie e modi di pensare?

 

É stata proprio questa mia costante insoddisfazione che mi ha spinto a condividere il mio punto di vista con Roberta, la nostra prof. Tonica, per capire se questa mia percezione sia diffusa o meno.

E allora, Roberta, ne approfitto per farti alcune domande:

  • Qual è il segreto per appassionarsi alle materie che si studiano, invece di lasciarsi opprimere dai metodi di studio tradizionali?
  • Qual è il consiglio più prezioso che daresti ad uno studente che sta per affrontare l’università? E il consiglio più prezioso che daresti ad un tuo collega che inizierà presto ad insegnare ad una nuova classe di studenti?

 

Non vedo l’ora di leggere le tue risposte!

 

(to be continued….)

 

 

Magazine Tonico Marina

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