Può un fallimento aprirti la strada verso un sogno?

L’importanza dell’istruzione.

Partiamo dalle basi, sono Elisa e da qualche mese sono meglio conosciuta come Wonder Glitter.

Ho creato un brand Handmade di accessori donna dopo essere stata bocciata all’esame di stato per la professione di biologo, di nuovo!

Verticale_fallimento

Partiamo dall’inizio, ho frequentato cinque anni di liceo classico pensando di vivere un incubo. Non esistevano sabato e domenica, l’unica cosa che io potessi fare era studiare. Arrivata alla scelta dell’università ero molto indecisa, ero bravina in tutto ma non spiccavo in nulla.

Così presa da uno spirito di ribellione giovanile, pensando che la mole di studio fosse sostenibile e nel contempo potessi anche divertirmi scelsi la facoltà di Architettura, quattro anni di università di cui mi è rimasto poco e nulla, se non forse un po’ di padronanza di AutoCad utilissimo nella vita di tutti i giorni, dopo un incidente importante ho deciso di cambiare vita ed iscrivermi a Biologia.

Decisamente più alla portata del mio cervello, le materie scientifiche mi hanno affascinata, incantata ammaliata a tal punto che per un attimo l’ho creduto possibile, aver trovato la mia strada.

Magazine-Tonico-cellula

 

Non contenta, ho frequentato la magistrale fuori dalla mia città natale, per spirito di indipendenza e speranza in un futuro più roseo.

L’università non è cosa per vecchi, o meglio, se inizi la seconda università a 25 anni sei considerata vecchia, una cariatide, praticamente ti serve il bastone.

Così presa dalla foga di fare tutto, in fretta e discretamente bene mi sono persa dei pezzi importanti, come per esempio la costruzione di relazioni con compagni e professori che mi avrebbero reso, probabilmente, il mio futuro da disoccupata, un pochino più sostenibile.

Forte del mio sapere, il giorno dopo la laurea stavo già sostenendo un colloquio, un lavoro che mi ha arricchita ma certamente a tempo determinato.

Quello che succede quando studi molto, per tanti anni, pur lavorando saltuariamente, è che perdi un po’ il filo del discorso, e quando ti catapulti nel mondo del lavoro vieni travolto, alla veneranda età di 30 anni, da un vortice di informazioni, comportamenti e “le faremo sapere” ai quali non eri pronto.

La mia prima domanda dopo l’università è stata «perché non c’è un esame su come sostenere un colloquio di lavoro»?

Ho fatto più di 60 esami nella mia carriera universitaria, ma mai nessuno mi ha insegnato come stringere la mano ad un datore di lavoro, a cosa rispondere quando mi si chiede se voglio dei figli e se sì da lì a quanto tempo.

In quanto utero dotata si presupponeva che io dovessi essere pronta a questa domanda, invece no, come a molte altre.

Uniamo il fatto che dopo l’università c’è un esame di stato per iscriversi ad un ordine, che ti blocca tutto, dopo cinque anni in cui saltellavo da un lavoro all’altro, mi sono fatta delle domande.

Tante domande.

Magazine-Tonico-Domanda

 

L’unica risposta che mi sono data in questo turbinio all’interno del mio cervello era che non ero preparata.

Quasi due lauree, svariati corsi, anni di tirocini e non ero pronta per tutto quello.

Così ho fatto l’unica cosa che l’università mi aveva davvero insegno, accettare una sconfitta e ragionare su cosa potessi studiare e come raggiungere la massima resa da un esame.

Così, solo dopo innumerevoli investimenti sfortunati, ho capito che dovevo accettare la resa e cercare un modo per essere soddisfatta della mia vita, sia personalmente che professionalmente.

La vera corsa è incominciata quando ho deciso di mettere da parte, apertamente, anni di sacrifici, intellettuali ma anche economici, diciamolo l’università è una spesa, e sfidare l’ideale sociale per cui se non lavori nell’ambito in cui hai studiato sei una fallita.

Perché ciò che non insegnano all’università è l’amor proprio, spesso messo a dura prova, quell’amore per se stessi che ti permette di capire quale partita giocare e per cosa vale la pena impiegare tutte le forze.

Perciò io sono una biologa che cuce borse e pochette, sfidando tutti i giorni il preconcetto secondo il quale io sono sprecata a fare un lavoro che mi rende felice.

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6 thoughts on “Può un fallimento aprirti la strada verso un sogno?

  1. Ciao Elisa l’articolo che hai scritto mi ha toccato molto. Mi sono rivista nelle tue parole perché capisco bene quello che hai passato. Ho impiegato sei anni per prendere una laurea triennale e adesso mi ritrovo a fare un lavoro inerente ai miei studi ma che non è e non sarà mai la mia strada.
    Grazie per quello che hai scritto. Mi ha sollevato 🙂

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    1. Ciao! E grazie da tutto il team per il tuo commento. Pensiamo sempre di avere storie uniche e forse è vero. Ma i sentimenti, quelli sono universali! Continua a seguire tutte le nostre storie sull’istruzione, le scelte di vita e la carriera. E se ti va raccontaci di te. Un grande abbraccio!

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  2. Ciao e grazie mille del commento.
    Sono contenta di aver scritto qualcosa che possa esserti utile, è chiaramente la mia visione e la mia storia, non posso sapere se vada bene per tutti, ma credo fermamente che la ricerca della felicità, in ogni campo della vita, sia un obiettivo da non perdere di vista!
    Ovviamente te la auguro 🙂
    A presto e buona serata!
    Elisa

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  3. Eli, ci conosciamo da un po’, ma niente è più sbagliato di pensare che se non lavori nell’ambito in cui hai studiato allora sei un fallito/a: 2 lauree a pieni voti in Bocconi, un ottimo lavoro a Londra, e ho felicemente rinunciato a tutto per fare quello che mi rende felice. Da zero, passo dopo passo. Una porta sbattuta in faccia alla volta.
    Il lavoro che a pensarci la domenica sera non è la tristezza per una settimana che ricomincia ma il sospiro di sollievo del “oh finalmente domani mi rispondono alle email e lavorano anche gli altri, e si va avanti finalmente!”.
    Un titolo di studio non prepara al lavoro purtroppo, ma dovrebbe insegnare la cosa più importante: senza sacrificio non c’è risultato, senza rischio non c’è successo.
    E senza felicità non è vita, che alla fine ne abbiamo una sola.

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    1. Ciao Davide, sei una di quelle persone che prendo come ispirazione, da sempre ho ammirato la tua grinta, il metterti in gioco, il lasciare tutto, non sai quanto il tuo commento mi abbia fatto piacere.
      Spero di poterti rivedere presto e continuare ad imparare tanto da te.
      Eli

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