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4+1 Fatti che ho imparato a Ingegneria

I fatti che ho imparato studiando ingegneria, in teoria, dovrebbero stare in più di quattro punti. Ma della quantità di nozioni che un essere umano è in grado di dimenticare a sei anni dalla laurea parleremo un’altra volta.

Voglio invece condividere con voi alcune osservazioni che potrebbero tornare utili più o meno a chiunque, e che io ho imparato studiando fra quelle austere mura.

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Ora vi chiedo di fare uno sforzo di creatività, chiudere gli occhi e immaginare i miei cinque anni di università in una video sequenza di durissimi allenamenti, esercizi, progetti rilavorati mille volte e schiaffoni per l’autostima.

Se mi volete bene potete metterci la colonna sonora di Rocky IV, quella di quando si allena in Russia.

Se ci mettete quella di Benny Hill vi capisco.

Adesso che siete nella giusta disposizione d’animo, siete pronti per questi quattro consigli per svoltare + 1 che gli ingegneri di tutta Italia potrebbero confermarvi ma che vi sconsiglio di sollevare durante una conversazione con loro, pena l’innalzamento di una muraglia di invalicabili lagne sui bei tempi andati.

  1. La creatività si ha quando inventi qualcosa che prima non c’era, o una funzione nuova per qualcosa che c’è, o un modo nuovo di esprimere quella funzione. In un mondo in cui tutti vogliono fare lavori creativi o si reputano dei creativi incompresi, questa consapevolezza risulta particolarmente utile per tenere i piedi per terra e non coprirsi di ridicolo durante i colloqui. La creatività si dimostra.
  1. Diffidate delle scorciatoie. Una delle principali caratteristiche delle belle facoltà di una volta, quando i treni arrivavano in orario e si stava con le porte aperte, è rimasta immutata: si studia tanto. Gli esami sono composti da scritto, orale, progetto, corsa coi sacchi, 800 piani e Circuito Spaccaossa. Le scorciatoie non sono una mossa vincente, sul lungo periodo. Copiare un progetto non è una buona idea, perché ti privi dell’occasione di metterti alla prova. Studiare tanto diventa un vizio necessario, perché ci sarà sempre qualcosa che necessita di ulteriori spiegazioni che devi raccattarti da solo. E ci vuole tempo. Che significa? Punto primo, che alla tua formazione devi pensarci tu. So che sto per sconvolgerti, ma chi ti confeziona il corso perfetto vuole venderti il corso [e qui mi sono appena inimicata docenti e discenti di qualsiasi corso si senta chiamato in causa. E ho scritto un solo articolo. Ho davvero un futuro nel giornalismo di denunzia]. Secondo, significa che leggiucchiare ogni tanto qualche breve articolo trovato su un blog sconosciuto non è “formarsi”. Iniettarti un week end di formazione in cui ti abbuffi bulimicamente di slide non è necessariamente efficace. Formarsi è un processo continuo e richiede tempo per permetterti di assorbire le cose. Un week end può essere un glorioso punto di partenza, o un interessante approfondimento. Ma di sicuro non è una formazione completa.
  1. Non avere paura delle tue idee: se hai in mente una soluzione diversa per un problema, provala. Se funziona, avrai inventato qualcosa di nuovo. Se non funziona, impegnati a capire perché. “Si fa così” è una consuetudine, non un dogma. A ciò sarebbe prudente aggiungere un “sii responsabile delle tue idee“, in modo da tutelare le eventuali vittime che potrebbero passare dalle vostre coraggiose sperimentazioni.
  1. We love to fail – Test clinici* hanno dimostrato che nessuno va da nessuna parte senza sbagliare. Anzi, è assolutamente salutare. Ammettere che quando facciamo qualcosa per la prima volta la faremo da schifo è liberatorio. L’unica che si è cimentata in qualcosa riuscendoci super bene senza un addestramento adeguato è la protagonista di Star Wars 7, un personaggio per il quale nutro una sincera mancanza di empatia e stima. E, non ultimo, non esiste.
  1. Corollario non motivazionale ma forse un po’ sì: iscriviti ad una facoltà frequentata da quasi tutti maschi post-adolescenti e per essere bellissima basterà lavarsi i capelli.

Questo è quello che ho imparato. Insieme a un sacco di barzellette sugli integrali, ovvio.

E voi? Vi ci ritrovate?

Fate un fischio.

*Il fatto che storie come “mi è cresciuta la muffa sul vetrino e ho scoperto un nuovo antibiotico” esercitino su di noi un imperituro fascino fa capire che, in fondo, siamo attirati dall’idea di fare l’errore migliore della nostra vita. Ma sugli errori scriveremo un altro articolo, o questo diventa troppo lungo e vi si stancano gli occhietti.

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